18) Adler. Il complesso di inferiorit e lo sforzo di valere.
Nel bambino, secondo Adolf Adler (1870-1937) si sviluppa
naturalmente un senso di inferiorit da cui hanno origine i suoi
sforzi per porsi un fine che gli garantisca la sicurezza e
l'adattamento e lo diriga verso l'autoaffermazione. Gli ostacoli e
le incomprensioni che incontra nel suo sforzo di valere lo
portano a trovare compensazione al senso d'inferiorit le quali
possono assumere anche la forma di supercompensazioni a
carattere patologico. Adler sottolinea in questo processo
l'importanza dell'educazione e dell'ambiente sociale in cui vive
il bambino.
A. Adler, Conoscenza dell'uomo (pagina 258-260).
Possiamo gi renderci conto che i bambini trattati dalla natura
come da una matrigna sono inclini ad assumere verso la vita e gli
uomini un atteggiamento diverso da coloro ai quali sono state
elargite fin da principio le gioie dell'esistenza. Si pu porre
come principio che tutti i bambini affetti da inferiorit organica
si trovano facilmente impegnati in una lotta colla vita, che li
devia verso un soffocamento del loro senso comunitario, cosicch
assumono con facilit il comportamento di chi si occupa sempre pi
di se stesso e dell'impressione che desta nel mondo, che degli
interessi degli altri. Quello che vale per l'inferiorit organica
vale anche per quell'insieme di influssi esteriori che sono
percepiti dal bambino come una pressione pi o meno pesante, e che
suscitano una presa di posizione ostile nei riguardi
dell'ambiente. La svolta decisiva  presa assai presto. Gi nel
secondo anno di et si pu costatare che tali bambini stentano a
sentire di potersi permettere ci che  consentito agli altri, di
essere a loro uguali per nascita e per diritto, di unirsi a loro,
e di fare con loro le stesse cose; invece, per quel loro
sentimento d'inferiorit scaturito dalle molteplici privazioni,
inclinano a esprimere pi marcatamente degli altri bambini un
sentimento di aspettativa, un diritto alla richiesta. Ora, si
pensi che ogni bambino di fronte alla vita  precisamente affetto
d'inferiorit e che non potrebbe assolutamente sussistere senza
una forte dose di senso comunitario nei riguardi degli uomini che
gli stanno vicino; si tenga presente quanto sia piccolo e indifeso
il bambino, e quanto a lungo duri questa situazione che gli d
l'impressione di essere a mala pena all'altezza di vivere: e si
dovr ammettere che agli inizi della vita psichica sta un senso
d'inferiorit pi o meno profondo. Questa  la forza d'impulso, il
punto da cui scaturiscono e si sviluppano gli sforzi del bambino
per porsi un fine che gli garantisca ogni tranquillit e sicurezza
nella vita futura, e che gli apra una strada verosimilmente atta a
raggiungerlo.
In tale singolare presa di posizione del bambino, che  anche
strettamente connessa alle sue capacit organiche che su di essa
influiscono, sta la base della sua educabilit. Questa viene
soprattutto scossa (tanto generale  il senso d'inferiorit presso
il bambino) da due fattori: l'uno  un senso d'inferiorit troppo
forte, troppo intenso e di troppo lunga durata; l'altro un fine
che non solo intenda garantire tranquillit, sicurezza,
equivalenza cogli altri, ma anche sviluppare uno sforzo verso il
potere volto a raggiungere una posizione di superiorit
nell'ambiente. Sono questi indirizzi che rendono in seguito sempre
distinguibili i bambini. La loro educabilit  resa pi difficile,
perch in ogni circostanza si sentono repressi, si credono
sfavoriti dalla natura e si vedono anche spesso messi in disparte,
giustamente o ingiustamente. Se si osservano attentamente tutte
queste situazioni, si pu misurare la fatalit colla quale si pu
verificare uno sviluppo distorto, accompagnato da lacune di ogni
genere.
Precisamente a questo pericolo  esposto ogni bambino, perch si
trova in situazioni simili. Ogni bambino per ci stesso che 
posto in un ambiente di adulti  indotto a considerarsi piccolo e
debole, a stimarsi incapace e inferiore. Posto in tale
disposizione non  in grado di avere la fiducia necessaria ad
assolvere nel modo liscio e ineccepibile che da lui si pretende, i
compiti che gli vengono assegnati. Gi in tale situazione
s'introducono per lo pi dei difetti pedagogici. Per ci stesso
che si pretende troppo da un bambino, gli si evoca con maggior
rilievo nell'anima il sentimento della sua nullit. Altri bambini
sono in continuazione fatti attenti sul loro scarso significato,
sulla loro piccolezza e inferiorit. Altri vengono usati come
giocattoli, come divertimenti, o vengono considerati come un bene
da proteggere con ogni cura, o si considerano come una pesante
zavorra. Spesso si trovano tutti questi atteggiamenti uniti
insieme, e l'attenzione del bambino viene richiamata ora su di un
punto ora sull'altro, sul fatto che  un sollazzo o un disturbo
per gli anziani. Il profondo senso d'inferiorit che in tal modo
viene alimentato nei bambini pu aggravarsi ulteriormente per
certi atteggiamenti singolari della nostra vita. Per esempio,
l'abitudine di non prendere sul serio il bambino, di significargli
che non  nessuno, che non ha nessun diritto, che deve sempre
tenersi riservato davanti agli anziani, che deve starsene sempre
zitto, e via dicendo. Ci che eventualmente vi pu essere di vero,
pu essere presentato ai bambini in una maniera cos indelicata,
da rendere comprensibile la loro irritazione. Innumerevoli bambini
crescono inoltre in un costante senso di paura di essere derisi in
tutto ci che intraprendono. Il vizio di canzonare i bambini  del
tutto incompatibile con il loro sviluppo. La paura in tali uomini
di venir canzonati perdura visibilmente fino alla loro pi tarda
et e spesso succede che non possono liberarsene neppure da
adulti. Molto nociva  anche la tendenza a non prendere sul serio
i bambini, cos da dire ad essi delle falsit, cos che finiscono
per dubitare della seriet del loro ambiente e anche della vita.
Vi furono casi di bambini che all'inizio del loro ingresso nella
scuola si sedettero sorridendo sui banchi, e poi all'occasione
confessarono che avevano ritenuto tutto questo apparato scolastico
come uno scherzo dei genitori, che a loro volta non l'avevano
preso assolutamente sul serio.

Compensi al sentimento d'inferiorit. Sforzo di valere e di
prevalere. Il sentimento d'inferiorit, d'insicurezza,
d'incapacit  quello che induce a prefissarsi un fine nella vita
e aiuta a perfezionarlo. Gi nei primi giorni della fanciullezza
si manifesta la tendenza ad aprirsi un varco sul proscenio, a
richiamare su di s, anche a forza, l'attenzione dei genitori.
Sono i primi sintomi del risveglio dello sforzo di valere proprio
dell'uomo, che si sviluppa sotto l'azione del sentimento
d'inferiorit e che induce il bambino a prefissarsi un fine che
gli dia l'impressione di potersi imporre all'ambiente.
Il fine dell'autoaffermazione viene determinato in concomitanza al
peso che assume il senso comunitario. Non possiamo giudicare
nessun bambino, nessun adulto, se non mettiamo a confronto il
senso comunitario posseduto colla quantit dello sforzo fatto per
valere e per prevalere sugli altri. Il fine viene fissato in modo
tale che la sua realizzazione renda possibile il senso della
propria superiorit e consenta uno sviluppo tale della propria
personalit da rendere la vita degna di essere vissuta. E' questo
fine che conferisce perfino alle sensazioni il loro valore, che
dirige e influisce sulle percezioni, d forma alle
rappresentazioni, guida la forza creatrice con cui le suscitiamo
in noi, o con cui perfezioniamo i ricordi o li accantoniamo. E se
si considera che neppure le sensazioni sono grandezze assolute,
perch appunto anch'esse vengono influenzate dalla tensione verso
lo scopo che riempie la vita psichica, se si tiene ben presente
che la successione delle nostre percezioni dipende dalle nostre
scelte, in base a una precisa nostra intenzione, e che anche le
rappresentazioni non contengono valori assoluti, ma dipendono da
questo scopo, se riflettiamo che inoltre cerchiamo in ogni evento
di realizzare quell'aspetto che ci sembra idoneo ad attuare il
nostro scopo, allora  comprensibile che anche qui tutto rimanga
relativo, e la sicurezza e la stabilit dei valori sia solo
apparente. Solo in base a una finzione, per una specie di
effettiva forza creatrice, ci ancoriamo a un punto fisso, che
nella realt dei fatti non esiste. Tale ipotesi, a rigore dovuta a
una manchevolezza della vita psichica umana, assomiglia ai molti
tentativi della scienza e della vita, come quello della partizione
del globo in meridiani, in realt inesistenti, e molto valido solo
come ipotesi. In tutti i casi di finzione psichica la situazione 
la seguente: supponiamo un punto fisso per ottenere un
orientamento nel caos della vita, per poterci contare, pur
dovendoci persuadere a un esame pi preciso che non sussiste.
Tutto ci che inizia da una sensazione viene tramutato in noi in
un dominio su cui possiamo contare, nel quale possiamo agire. Tale
 il vantaggio che l'assunzione di un fine costante consente alla
vita psichica umana.
La psicologia individuale elabora allora, basandosi su questo
punto di vista, il suo metodo euristico: ossia dapprima considera
la vita psichica umana come se si fosse sviluppata nelle sue forme
successive in base a potenzialit innate e sotto l'influsso di uno
scopo prefissato. In seguito, la nostra esperienza e le nostre
impressioni ci consolidano nella persuasione che questo metodo
euristico rappresenta qualcosa di pi di un sussidio per la
ricerca, che nei suoi fondamenti e in misura molto pi vasta
coincide coi processi reali dello sviluppo psichico, in parte
vissuti consciamente, in parte dedotti dall'inconscio. La tendenza
al fine propria della psiche non  pertanto solo una forma della
nostra intuizione, ma anche un dato di fatto fondamentale [...].
Quanto al problema di come favorire e insieme contrapporsi in modo
vantaggioso alla tendenza al potere, che  il male pi imponente
della storia della civilt umana, la difficolt nasce dal fatto
che nell'et in cui questa tendenza si forma, la comprensione del
bambino  difficile. Solo molto pi tardi  possibile far luce e
intervenire per rimediare a uno sviluppo sbagliato. Tuttavia
vivendo insieme al bambino si rende possibile anche in questa et
impedire che questa tendenza al potere prevalga sul senso
comunitario, anch'esso presente e in via di sviluppo. Un'ulteriore
difficolt proviene dal fatto che anche i non esprimono la loro
tendenza al potere ma la nascondono, e avvantaggiandosi del bene
che loro si vuole e dei teneri sentimenti che si hanno a loro
riguardo, cercano di metterla in opera in maniera nascosta.
Evitano pudicamente di essere sorpresi su questo punto. Lo sforzo
non inibito di potere, che cerca di rinforzarsi, produce
degenerazioni nello sviluppo della vita psichica del bambino,
cosicch nella tensione esagerata di raggiungere sicurezza e
potere, il coraggio pu diventare insolenza, l'obbedienza
vigliaccheria mentre riescono a trasformare la tenerezza in
astuzia con cui ridurre gli altri alla remissivit,
all'obbedienza, alla sottomissione, e ad aggiungere a tutti i
tratti di carattere della loro natura palese, anche un aumento di
astuta ingordigia di superiorit.
Un'educazione consapevole nei riguardi del bambino si adopera ad
aiutarlo a uscire dal suo stato di insicurezza sotto l'azione
degli impulsi consci e inconsci, a disporsi alla vita con abilit,
con esperta comprensione e simpatia verso gli altri. Tutte queste
misure, ad ogni modo, da qualunque parte vengano, vanno intese
inizialmente come tentativi di aprire nuove vie al bambino perch
possa liberarsi dal suo sentimento di insicurezza e inferiorit.
Quello che ora si svolge in lui, si palesa nei suoi tratti di
carattere, che sono l'espressione di ci che avviene nell'interno
della sua anima.
Il grado d'intensit d'azione del senso d'insicurezza e
d'inferiorit dipende massimamente dal modo di vedere che 
proprio del bambino. E' indubbiamente importante il grado
oggettivo dell'inferiorit; anch'esso si manifester al bambino.
Ma non ci si deve aspettare a questo proposito che costui valuti
giustamente, come farebbe un adulto. Per questo motivo sorgono ora
difficolt molto gravi. La crescita di un bambino pu essere
talmente complicata che diventa quasi ovvio un suo errore di
valutazione sul grado della propria inferiorit e insicurezza. Un
altro invece  in grado di valutare meglio la sua situazione. In
complesso, comunque, si deve sempre prendere in considerazione il
sentimento che  proprio del bambino, il quale ogni giorno
presenta un comportamento tentennante, finch alla fine viene ad
assumere un certo qual consolidamento che si esprime nell'
autovalutazione. Come questa si verifica, ne deriva un
accomodamento, la ricerca di un compenso al senso d'inferiorit,
e, in corrispondenza, lo stabilimento di un fine.
Il meccanismo psichico dello sforzo verso la compensazione, in
base al quale di regola l'organo psichico reagisce al senso
d'inferiorit con uno sforzo per compensare questo penoso
sentimento, ha un'analogia nella vita organica. E' un dato di
fatto dimostrato, che organi vitali importanti quando presentano
una debolezza finch sono ancora vivi, incominciano a rispondere
con un aumento straordinario delle loro prestazioni energetiche.
Cos quando la circolazione del sangue  minacciata, il cuore
lavorer con un aumento di forza che prende da tutto l'organismo,
si ingrosser assumendo un volume maggiore di un cuore che lavora
normalmente. In modo simile l'organo psichico, sotto il peso della
pochezza, della debolezza, del senso d'inferiorit, tenter con
sforzi vigorosi di dominare questo sentimento e di eliminarlo.
Ora se il senso d'inferiorit  particolarmente grave, vi 
pericolo che il bambino nella sua ansia di non poter fronteggiare
la sua vita futura, non si accontenti della semplice
compensazione, e punti pi lontano (ipercompenso). Lo sforzo di
potere e di superiorit si esalta e diventa morboso. A questi
bambini le ordinarie circostanze della vita non bastano. In
corrispondenza al loro scopo fissato in alto, prendono la rincorsa
per movimenti grandiosi e teatrali. Con furia singolare, con
impulsi che superano di molto in vigore la misura ordinaria, senza
riguardo al loro ambiente, cercano di assicurarsi una posizione
personale. In tal modo danno nell'occhio, diventano invadenti e
disturbatori della vita altrui e si sentono quindi naturalmente
obbligati ad atteggiamenti di difesa [...].

Linea di condotta e immagine del mondo. Quando si intraprendono
queste ricerche,  raccomandabile raffigurare la connessione tra i
fatti quasi tracciando una linea che partendo da un'impressione
d'infanzia arriva fino all'azione presente in esame. In tal modo
si riuscir in molti casi a tracciare la linea spirituale secondo
la quale un uomo si  mosso fino a quel momento. E' la linea di
movimento su cui si muove come su di una falsariga la vita
dell'uomo fin dalla sua infanzia. Qualcuno avr forse
l'impressione che si tratti qui di un tentativo di bagatellizzare
il destino umano, quasi che fossimo inclini a negare il libero
arbitrio, la costruzione del proprio destino. Quest'ultimo punto 
vero. Effettivamente, quello che realmente agisce  sempre la
linea di movimento di un uomo, il cui sviluppo pu ben essere
soggetto a delle modificazioni, ma il cui contenuto principale, la
cui energia, il cui senso persiste fisso e immutabile fin
dall'infanzia, non senza connessione coll'ambiente che  proprio
del bambino e che verr dissolto in seguito dal pi grande
ambiente della societ umana. A questo riguardo si deve pertanto
tentare di seguire all'indietro la storia di un uomo fino alla sua
prima infanzia, perch gi le impressioni ricevute al tempo
dell'allattamento orientano il bambino in una direzione
determinata e lo conducono a rispondere in un certo modo ai
problemi della vita. In tale risposta vengono utilizzate tutte le
possibilit di sviluppo che il bambino porta con s nella vita, e
le impressioni ricevute nel periodo dell'allattamento influiranno,
sia pure in forma rudimentale, sul suo modo di considerare la
vita, sulla sua immagine del mondo.
Non sorprende quindi che gli uomini dal tempo dell'allattamento in
poi non cambino gran che nel loro atteggiamento di fronte alla
vita, sebbene le espressioni esterne siano molto diverse da quelle
della loro prima et. Per conseguenza  importante porre il
lattante in circostanze tali che gli impediscano di acquisire una
falsa concezione della vita. Determinante  a questo proposito
anzitutto la forza e la consistenza della sua stabilit organica,
la sua situazione sociale e la personalit dell'educatore. Anche
se all'inizio le risposte avvengono meccanicamente, a guisa di
riflessi, il suo atteggiamento si modifica ben presto orientandosi
in maniera tale che non sono pi soltanto i fattori esteriori
della sua indigenza a decidere della sua sofferenza e della sua
felicit, ma egli stesso acquista la capacit di sottrarsi pi
tardi colla propria forza alla pressione di tali fattori. Nel loro
sforzo di valere questi bambini mirano a svincolarsi dall'influsso
dei loro educatori e diventano cos degli antagonisti. Questo
processo avviene nel tempo della cosiddetta scoperta dell'io, che
 press'a poco il tempo in cui il bambino incomincia a parlare in
prima forma personale. In questo momento il bambino  gi
cosciente di stare in uno stabile rapporto coll'ambiente, il quale
non  assolutamente neutrale, ma costringe il bambino a prendere
posizione e a disporsi nei suoi riguardi, come il suo benessere,
visto nel quadro della sua immagine del mondo, esige da lui.
Se ora teniamo fisso ci che si  detto a proposito della tendenza
al fine nella vita psichica dell'uomo, risulta chiaro di per s,
che questa linea di movimento deve essere contrassegnata da una
unitariet indistruttibile. E' in grazia sua che siamo in grado di
concepire un uomo come una personalit unitaria, il che 
importante particolarmente per quegli uomini le cui espressioni
sembrano contraddittorie. Vi sono bambini il cui comportamento a
scuola  in diretto contrasto con quello che assumono in famiglia,
e anche altrove nella vita incontriamo uomini i cui tratti di
carattere si presentano in forme all'apparenza cos
contraddittorie che noi c'inganniamo sulla loro essenza. Pu anche
accadere che le espressioni di due uomini siano del tutto simili,
ma una pi attenta analisi del caso basata sulla linea di
movimento sottostante, mette allo scoperto nature direttamente
opposte. Se i due fanno la stessa cosa, non  la stessa; e se i
due non fanno la stessa cosa, pu essere invece la stessa.
I fenomeni della vita psichica vanno considerati nella loro
plurivalenza, non singolarmente, non isolati l'uno dall'altro, ma,
proprio all'opposto, nella loro connessione, e precisamente come
diretti unitariamente verso un loro fine comune. La cosa
importante  il significato che un episodio ha per un uomo nel
contesto di tutta la sua vita. E' innanzitutto la considerazione
che ogni sua manifestazione obbedisce a una direzione unitaria ad
aprirci la strada alla comprensione della sua vita psichica.
Se abbiamo afferrato che il pensiero e l'attivit umana soggiace
alla tendenza a un fine, che  condizionata e diretta
finalisticamente, comprendiamo anche come sia possibile
quell'abbondantissima sorgente d'errore consistente nel fatto che
l'uomo riferisce sempre tutti i trionfi e gli altri vantaggi della
sua vita appunto alla sua individualit e li valuta nel senso di
un consolidamento del suo modello individuale, della sua linea di
condotta. Questo  possibile solo in quanto egli tutto lascia
inverificato, tutto riceve e amministra nelle oscurit della sua
coscienza e del suo inconscio. E' solo la scienza che qui getta
luce e ci mette in grado di afferrare l'intero processo, di
farcene un concetto e infine anche di modificarlo.
Freud - Adler - Jung, Psicoanalisi e filosofia, a cura di A.
Crescini, La Scuola, Brescia, 1983, pagine 118-132.
